Una vita per l'Africa
Il bacino del Fiume Congo

Dai tempi in cui Savorgnan di Brazzà esplorò il corso inferiore del Congo e i suoi affluenti, la superficie della seconda area più grande di foreste pluviali al mondo si è più che dimezzata.

Quello che rimane della copertura forestale di allora viene sempre più frammentato e l’enorme patrimonio di biodiversità animale e vegetale delle foreste del bacino del Congo è oggetto di un prelievo insostenibile che ne compromette la capacità di autorigenerazione.
Se il prelievo di risorse naturali e l’aumento della popolazione manterranno i ritmi attuali si potrà assistere ancora in questo secolo alla totale scomparsa di uno degli ultimi territori del pianeta che ospitano foreste in parte ancora incontaminate ed alla estinzione di grandi mammiferi come l’elefante, i gorilla, gli scimpanzè, i bonobo, l’okapi, l’ippopotamo e tante altre specie.
Il secondo fiume dell’Africa costituisce l’elemento naturale comune ad un’area geografica che si estende lungo l’Equatore dalle falde del Ruwenzori a Est fino alle coste del Golfo di Guinea ad Ovest, un bacino idrografico di 3,7 milioni di kmq dei quali ancora oggi 1,5 milioni sono rappresentati da vari tipi di foresta distribuita in modo ineguale su quattro stati: la RDC (ex Zaire), il Congo-Brazzaville, la Repubblica Centrafricana ed il Camerun.
Il WWF ha identificato le 200 ecoregioni più rappresentative della biodiversità del pianeta al fine di concentrare gli sforzi di conservazione nelle aree ritenute più importanti per il mantenimento dei processi ecologici fondamentali per la soppravvivenza dell’uomo e delle altre specie: di esse ben sette sono contenute nel bacino idrografico del fiume Congo.
Quest’ultimo aspetto dimostra oltre all’importanza ecologica complessiva anche l’estrema varietà di paesaggi forestali presenti nell’area: dalle foreste pluviali montane della regione dei Grandi Laghi scendiamo infatti verso Occidente alle foreste pluviali ed a quelle allagate del bacino centrale, fino a raggiungere le foreste costiere ad Ovest e le aree di savana nella fascia più settentrionale del bacino del Congo.
La tutela della biodiversità è intimamente collegata alla lotta alla povertà, alla salute ed al futuro economico di milioni di persone per le quali il diritto di accesso ed il regime di proprietà delle aree forestali costituisce la base stessa della sopravvivenza e crea il fondamento stesso di un futuro nel quale almeno parte delle risorse economiche che derivano dallo sfruttamento delle enormi risorse naturali del Congo rimanga nell’area a sostegno delle comunità locali.
Brazzà aveva sicuramente intuito alcuni degli aspetti negativi del nascente dominio coloniale, ma non poteva certo immaginarsi le conseguenze nefaste sugli ecosistemi naturali attivate dal colonialismo, perpetuate senza soluzione di continuità dalle politiche economiche di rapina che si sono susseguite fino ad oggi in questa parte del mondo.
Una visione di futuro che vede nella gestione sostenibile delle risorse naturali, nel riequilibrio della ricchezza tra Nord e Sud del mondo e nella pace tra i popoli le azioni fondamentali della comunità umana per il raggiungimento degli Obbiettivi del Millennio trova sostegno anche nell’esempio di Brazzà.

I parchi transnazionali: il sostegno concreto alla capacità di futuro dei paesi del bacino del Congo

Non conosco alcun movimento politico, nessuna filosofia, nessuna ideologia che non concordi con l’idea dei “Parchi della Pace”. È un’idea che tutti dobbiamo abbracciare in un mondo sconvolto dalla divisione e dal conflitto. La pace è uno dei pilastri del futuro. I Parchi della Pace sono blocchi di territorio naturale finalmente uniti, a creare zone franche di armonia, non solo in Africa, ma potenzialmente nel mondo intero.
Nelson Mandela

La conservazione della natura mediante la gestione sostenibile delle risorse naturali, sono l’obbiettivo prioritario del progetto Tridom (TRI-national Dja-Odzala-Minkebe) condiviso da Gabon, Congo-Brazzaville e Camerun in una delle più ricche ecoregioni africane che ospita innumerevoli specie minacciate tra le quali il gorilla di pianura, l’elefante di foresta, uccelli, anfibi, pesci e farfalle rarissime. Proprio in queste zone le crescenti minacce dovute alle attività minerarie, al prelievo forestale e al bracconaggio per il commercio di bushmeat e avorio hanno reso necessario un intervento deciso del WWF per sostenere un progetto su vasta scala che vedesse i governi, le comunità locali e i concessionari delle operazioni forestali fortemente coinvolti nella gestione sostenibile delle risorse naturali.
Scopo principale è quello di connettere le aree protette recentemente istituite ad un sistema di aree agricole e di corridoi forestali gestiti sostenibilmente, formare capacità locali per il controllo e la gestione delle enormi risorse naturali presenti, creare un’offerta di ecoturismo a sostegno delle popolazioni indigene. Sarà così possibile dimostrare su di un’area estesa la compatibilità tra le azioni di conservazione della natura e l’utilizzo delle risorse a beneficio delle popolazioni indigene, tra le azioni di vigilanza e quelle di gestione delle aree protette, tra le pratiche agricole e la tutela delle specie più a rischio.
Nel marzo 1999 ha avuto luogo il “Yaoundè Forest Summit” ospitato dal presidente del Camerun, presieduto dal presidente onorario del WWF sul tema della tutela e gestione sostenibile delle foreste dell’Africa Centrale. Hanno aderito sei capi di stato africani che hanno sottoscritto una dichiarazione che considera il tema della tutela e gestione sostenibile delle foreste come centrale e segna un punto di svolta nell’impegno dei governi africani sul tema della conservazione delle risorse naturali.
In applicazione della dichiarazione di Yaoundè è stato istituito il parco trinazionale di Shanga, nato dall’unione del PN Lobeke in Camerun, del PN Dzanga-Shanga nella Repubblica Centrafricana e del PN Nouabalè-Ndoki nel Congo-Brazzaville.
Alcune grandi compagnie concessionarie delle aree di sfruttamento forestale intorno ai parchi (alcune di esse sono italiane) hanno garantito un supporto costruttivo alle iniziative di cooperazione del WWF per non lasciare l’Africa da sola di fronte alla fame, alla corruzione e alla distruzione delle sue risorse primarie.
Considerare le comunità come gli attori principali del processo di sviluppo e dare centralità alle tematiche ambientali in tutte le azioni di cooperazione internazionale collega le nostre convinzioni con quanto Brazzà aveva lucidamente intuito cento anni orsono.

 

 

 

Pietro Savorgnan di Brazzà, Makoko Iloo I - Una vita per l'Africa
2006 Roma, Parigi, Brazzaville
¥ colofone/credits ¥ ¥ copyright ¥ ¥ inizio pagina ¥