
di Jean Pigozzi
Collezionare arte africana contemporanea per me un'ossessione a cui mi dedico in modo totale. Ho deciso di iniziare la collezione dopo aver visitato la mostra Magiciens de la terre, a Parigi, nel 1989: fu per me una vera rivelazione. Fino ad allora non avevo la minima idea che in Africa venisse realizzata un'arte contemporanea così straordinaria. Per me l'arte africana era quella che si può vedere al Metropolitan Museum di New York: scure maschere di legno, cani pieni di chiodi, gioielli d'oro, tamburi istoriati, ma non dipinti che avrebbero potuto essere eseguiti da un artista alla moda, nel suo studio-loft di Brooklyn, o sculture fatte di plastica come quelle che si sarebbero potute vedere in un'elegante galleria d'arte di Berlino. Vedere i colori, la fantasia, i soggetti fu, invece, un autentico shock: me ne innamorai. In quei lavori c'era un incredibile senso di divertimento che fu per me una rivelazione.
L'Africa particolare: centinaia di religioni diverse, innumerevoli gruppi etnici, miriadi di tradizioni. é un continente enorme, con deserti, fiumi, montagne, coste e gigantesche, ormai incontrollabili, città. L'Africa stata invasa da europei di ogni nazionalità, che hanno cercato di convertire i suoi abitanti al cristianesimo e tentato di fargli credere che Luigi XIV era il loro re. Ecco la ragione per cui dall'Africa ci arriva un'arte così interessante, vibrante e diversa.
La mia collezione sostanzialmente concentrata su artisti autodidatti. L'istruzione, o meglio, la non-istruzione, degli artisti africani una parte fondamentale del loro lavoro, che totalmente innovativo, e non deriva, infatti, da nessuna scuola pittorica tradizionale. Perfino le migliori scuole d'arte e i migliori docenti influenzano i propri allievi. I maestri, quando sono eccellenti, lasciano che i loro allievi sviluppino uno stile personale, ma quando non esistono né maestri eccellenti né ottime scuole, l'ispirazione deve nascere dalla fantasia pi profonda. Ecco cosa mi affascina.
L'Africa capace di insegnarci che arte di qualità può essere creata e trovata dappertutto nel nostro piccolo pianeta. Gli artisti di valore non devono necessariamente uscire dal RISD (Rhode Island School of Design) o dall'Ecole des Beaux-Arts e non hanno bisogno di grandi studi a Soho, pieni di collaboratori in guanti bianchi, per produrre lavori forti e nuovi.
La percezione che avevo dell'Africa era quella classica e romantica del safari. Non avevo ancora colto l'importanza delle gigantesche e sincopate agglomerazioni urbane, che tanto bene simboleggiano l'Africa del XXI secolo. La mia collezione dà in qualche modo grande speranza a quest'Africa lacerata dalla guerra, dall'AIDS e dalla corruzione, perché poche donne e pochi uomini sono riusciti a creare delle opere così forti e innovative, un'arte che nulla deve invidiare a quella che esce dagli immensi loft di Venice, in California, super organizzati e climatizzati.
Non devo provare niente a nessuno. Penso solo che l'arte contemporanea africana debba avere un suo spazio in tutti i musei seri di arte contemporanea, ovunque nel mondo. Ciò che mi attrae negli artisti che colleziono, che sono tutti diversi uno dall'altro. Non si sono ispirati a Warhol, Renoir, Matisse, Koons, Clemente o Picasso. Sono originali. La maggior parte degli artisti africani trova la propria ispirazione per strada, nella vita di tutti i giorni.
Chéri Samba, congolese di Kinshasa, dice: "Contrariamente a quanto avviene per la pittura accademica, non sono interessato a opere che necessitano spiegazione, non il mio stile. Traggo ispirazione dai miei vagabondaggi attraverso la mia città".
Sono stupefatto dall'intelligenza di tanti artisti. Un grande artista deve essere non solo intelligente, ma anche un lavoratore tenace e ossessionato. Preferisco raccogliere opere di artisti che vivono in Africa, perché sono molto pi interessanti degli africani che si sono trasferiti in Occidente e che hanno subito l'inquinamento delle gallerie d'arte e dei curatori di musei alla moda. Questi artisti coniugano simultaneamente il significato delle tradizioni e le realtà quotidiane dell'Africa contemporanea. é superfluo dire che se Andy Warhol fosse vissuto a Kinshasa i suoi lavori sarebbero stati assolutamente diversi. Analogo concetto si applica a Mick Jagger: se fosse nato a Tokyo, la sua musica sarebbe stata diversa. La stessa cosa, quindi, vale per questi artisti. L'istruzione che hanno ricevuto, la situazione politica, la religione, l'ambiente, perfino il clima, influenzano ciò che creano. Ecco cos' l'arte contemporanea. Precisamente, viene dall'Africa, e allora? Nel XXI secolo, non forse un po' ridicolo chiedere a una persona da dove venga la sua opera? In paesi molto poveri, alimentare la popolazione, fornirle assistenza medica adeguata, acquistare fucili nuovi per l'esercito o perfino una nuova Mercedes blindata per il presidente sono, di norma, investimenti pi importanti rispetto alla promozione dell'arte contemporanea locale. Perciò, non intendo criticare alcun paese africano, ma spero piuttosto di proporre un esempio che venga imitato da altri paesi. Per questo, finanzio una campagna a favore di questi artisti.
La mia collezione la migliore arma per combattere coloro che, ovunque nel mondo, credono che l'Africa sia solo un grande caos che crea esclusivamente problemi terribili a noi bianchi, ricchi e organizzati. L'Africa esiste. Probabilmente, non manderà un uomo sulla luna nel prossimo futuro, ma sicuramente produrrà arte che sarà tanto creativa ed edificante quanto quella di qualsiasi altra regione del mondo. Credo inoltre che, nei prossimi cinque o dieci anni, l'arte pi importante non verrà dagli Stati Uniti o dall'Europa Occidentale, ma dalla Cina e appunto dall'Africa.
La CAAC nata come un sogno molto piccolo che poi si sviluppato in una realtà grande ed emozionante. é ormai un nucleo molto importante, suscettibile di aiutare il mondo occidentale a capire che la buona arte può giungere anche da un remoto villaggio dell'Etiopia o dai quartieri degradati di Brazzaville. Ignoro se rappresenti realmente la grande diversità della creatività africana contemporanea, ma mi fa piacere pensarlo. L'Africa immensamente grande. Potrei aver trascurato molti artisti geniali. Anzi, ne sono sicuro, e penso che sia un fatto molto emozionante, visto che, nei prossimi anni, ho intenzione di trovarli.
Pietro Savorgnan di Brazzà, Makoko Iloo I - Una vita per l'Africa
2006 Roma, Parigi, Brazzaville
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