Una vita per l'Africa
Brazzà e Stanley

Due visioni opposte del mondo

Stanley era un razzista guerrafondaio, spinto dall’ambizione personale. Era convinto che con gli africani si dovesse comunicare solo con minacce, armi e punizioni. Durante le sue spedizioni era pervaso dalla paura nei confronti dell’“altro”, dell’“ignoto”, concretizzati entrambi dall’indigeno. Attraversava i loro territori, lasciando dietro di sè una scia di violenza, da moderno barbaro.
Al termine delle sue esplorazioni, il cosiddetto Stato Libero del Congo, che Stanley consegnò a Re Leopoldo, sarebbe segretamente divenuto uno stato schiavo, con un solo obiettivo: il personale arricchimento del Re belga. In Europa, il boom della gomma, causato dalla moda della bicicletta e dalla necessitò di isolanti per le linee telegrafiche, telefoniche ed elettriche, precipitò il popolo congolese in un incubo che continua, ancora oggi, una vera e propria maledizione. Anche se Leopoldo dichiarava di “portare la luce della civiltà”, il suo Congo fu un orrore fatto di schiavitù stremata, ostaggi violentati e mani amputate. Le regole erano brutali e comprendevano: lavoro forzato, campi di concentramento e morte. ò stato valutato che dieci milioni di persone abbiano perso la vita durante i venti anni dal 1890 al 1910, in uno dei più grandi, sconosciuti, genocidi della storia recente. Nello stesso tempo, Anversa e Bruxelles prosperavano.
All’opposto, Pietro di Brazzà era uno spirito libero, senza timore, assetato di conoscenza. Era spinto da una profonda curiositò per l’“altro” e dal fascino dell’ignoto, a tal punto che decise di assumersi tutte le spese necessarie alle sue esplorazioni. Ovunque andava, metteva sempre in primo piano il valore dei tre principi universali di “libertà”, “legalità” e “ fraternità”, ai quali si sentiva vincolato, fino a sacrificare la sua stessa vita.

Stanley


 

Pietro Savorgnan di Brazzà, Makoko Iloo I - Una vita per l'Africa
2006 Roma, Parigi, Brazzaville
colofone/credits copyright inizio pagina